La Collana Forbidden Yarns, per festeggiare il suo decimo numero, dedica uno spazio a racconti inediti e mai del tutto tradotti di Robert Howard.

Quando si frequenta da anni l’opera di Robert E. Howard si ha sempre la sensazione che qualcosa resti ai margini, fuori fuoco, sepolto tra riviste introvabili, versioni alternative e frammenti dispersi. Robert Howard – Racconti Perduti e Ritrovati nasce esattamente da questa consapevolezza: non è una semplice raccolta, ma un viaggio dentro le zone meno illuminate – e forse più autentiche – della sua immaginazione.


Oltre la Hyborian Age
Chi arriva a Howard attraverso Conan tende a identificare la sua poetica con l’epica barbarica, con l’energia primordiale della spada e del destino. Questo volume, invece, ci ricorda quanto il suo universo fosse attraversato da correnti più oscure: racconti in cui l’orrore è strisciante, mentale, spesso indicibile.
Qui il weird non è un territorio di confine ma una lingua madre. Le affinità con H. P. Lovecraft e Clark Ashton Smith emergono con chiarezza, ma ciò che colpisce è la differenza: se l’orrore lovecraftiano è cosmico e paralizzante, quello howardiano resta fisico, barbarico, intriso di fatalismo e memoria ancestrale.


Il laboratorio narrativo
Uno degli aspetti più preziosi del volume è l’apparato di commenti. Per chi segue Howard da tempo, questi interventi non sono un semplice corredo critico, ma una vera mappa del suo processo creativo: varianti testuali, collegamenti tematici, intuizioni lasciate in sospeso.
Si ha la sensazione di entrare nel suo studio, di assistere alla nascita di un’immagine, di un mito, di un incubo.


L’Howard che amiamo (e che conosciamo meno)
Questi racconti mostrano uno scrittore inquieto, sperimentale, libero dalle etichette editoriali. Un autore che usa l’orrore per parlare di civiltà in declino, di passato che ritorna, di identità in conflitto – temi che attraversano tutta la sua produzione ma che qui emergono in forma più nuda.
Per un blog dedicato a Howard, il valore di questo libro è evidente: aggiunge profondità alla lettura complessiva, amplia la mappa dei suoi mondi narrativi e conferma quanto la sua voce resti unica nel panorama del fantastico.

Una lettura necessaria
Non è un volume “complementare”. È un libro che dialoga con tutto il resto della sua opera e che, in molti momenti, la illumina da una prospettiva nuova.
Per chi studia Howard, è materiale imprescindibile.
Per chi lo ama, è un ritrovamento emotivo.
Per chi pensa di conoscerlo già, è la prova che nelle sue ombre c’è ancora molto da scoprire.
Ed è proprio lì, in quelle ombre, che Howard continua a vivere.

 

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